Facce de Zena 

Il Parco dell’Antola dedica un sentiero ad Aldo Carmine, l’uomo che costruì fiducia nell’entroterra

A Torriglia il ricordo del primo presidente del Parco, figura decisiva nella nascita dell’area protetta e nel dialogo con le comunità dell’Alta Valle Scrivia e dell’Alta Val Trebbia

Il Parco Naturale Regionale dell’Antola rende omaggio ad Aldo Carmine dedicandogli un sentiero. Non soltanto una targa, non soltanto una cerimonia, ma un percorso fisico dentro quel territorio che lui contribuì a far diventare Parco, quando l’idea stessa di area protetta non era ancora percepita da tutti come un’opportunità e, anzi, veniva spesso accolta con diffidenza dalle comunità dell’entroterra.

La commemorazione si è svolta a Torriglia, nella storica sede del Parco conosciuta come “La Torriglietta”, e ha riportato al centro la figura del primo presidente dell’Ente, protagonista della fase fondativa seguita all’approvazione della legge regionale sulle aree protette del 1995. Furono anni delicati, nei quali il nuovo Parco doveva prendere forma non solo negli atti amministrativi, ma anche nel rapporto con i Comuni, le frazioni, gli abitanti e le attività delle valli.

Aldo Carmine, geologo e amministratore pubblico, assunse quel compito in un momento complesso. L’entroterra ligure già faceva i conti con spopolamento, fragilità economiche e timore che la nascita dell’area protetta potesse significare soprattutto vincoli, divieti e nuove limitazioni. In quel contesto, il lavoro non era soltanto tracciare confini o definire competenze. Serviva entrare nelle comunità, ascoltare, spiegare, discutere, reggere anche confronti difficili e costruire giorno dopo giorno un rapporto di fiducia.

Fu proprio questo il tratto che segnò la presidenza di Aldo Carmine: presenza costante, dialogo capillare, serietà istituzionale e attenzione alla parola data. Sotto la sua guida prese forma la prima perimetrazione del Parco, con confini capaci di abbracciare i crinali dell’Alta Valle Scrivia e dell’Alta Val Trebbia, dando identità concreta al neonato Parco Naturale Regionale dell’Antola.

«Dedicare un sentiero ad Carmine significa ricordare una persona che ha contribuito a far nascere il Parco non solo sulla carta, ma dentro la vita delle comunità. In anni complessi seppe tenere insieme tutela, ascolto e concretezza, dimostrando che un’area protetta può essere una risorsa se cammina accanto al territorio», ha dichiarato Giulio Oliveri, presidente del Parco Naturale Regionale dell’Antola.

Nei primi anni di attività vennero avviati interventi che aiutarono a modificare la percezione dell’Ente: la manutenzione dei sentieri, il recupero di edifici storici, il sostegno alle attività rappresentative delle valli e una collaborazione costante con amministratori, tecnici e dipendenti. Un lavoro paziente, lontano dai riflettori, che contribuì a far capire come il Parco potesse diventare non un corpo estraneo, ma uno strumento di cura e valorizzazione.

Il ricordo di Aldo Carmine diventa così anche il racconto di un modo di amministrare fondato su servizio, mediazione e responsabilità. Una lezione ancora attuale per territori fragili, dove la tutela dell’ambiente non può essere separata dalla vita concreta delle persone che abitano montagne, frazioni e vallate.

«Per chi ha lavorato al suo fianco, Carmine è stato una scuola di amministrazione e di umanità. La sua forza stava nella capacità di ascoltare, di affrontare anche i passaggi più difficili senza alzare i toni e di far comprendere che il Parco poteva diventare parte del futuro dell’entroterra», ha ricordato Roberto Costa, che già ai tempi di Carmine era vicepresidente del Parco e autore dell’intervento commemorativo.

La scelta di dedicargli un sentiero assume per questo un significato particolare. Non un luogo chiuso nella memoria, ma un cammino aperto, da percorrere passo dopo passo nel paesaggio dell’Antola. Un modo semplice e concreto per legare il nome di Aldo Carmine alle valli, ai crinali e alla rete di persone che negli anni hanno reso il Parco una presenza viva del territorio.

Quel sentiero ricorderà a residenti, escursionisti e visitatori una figura che seppe costruire fiducia in una stagione decisiva. E ricorderà anche che un Parco non è soltanto un confine disegnato su una mappa: è una relazione quotidiana tra natura, comunità e responsabilità condivisa.


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